Chi di meme ferisce, di meme perisce: l’assalto al Congresso e l’estetica alt-right

In mezzo al mare di bandiere a stelle e strisce sventolate dai supporter di Trump durante l’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio, ce n’è una che forse non avete mai visto. No, non ci riferiamo alla bandiera  della Georgia (lo stato sul mar Nero che ha dato i natali a Stalin)probabilmente acquistata da qualche ingenuo attivista su Amazon: la bandiera in questione è verde e ricorda vagamente una bandiera del terzo Reich.

È la bandiera del Kekistan, lo stato fittizio degli adoratori del dio “Kek”, inventato dagli utenti di 4chan come semplice meme e poi diventato negli anni uno dei principali simboli della destra alternativa americana, la cui base si è formata e radicalizzata proprio sulle piattaforme web come 4chan. Nella logica del meme, il dio Kek è una divinità egizia del caos con la testa di rana il cui avatar moderno è nientemeno che Pepe the Frog, la rana antropomorfa che chiunque abbia acceso internet negli ultimi 10 anni ha sicuramente visto da qualche parte, forse proprio sul profilo Twitter di Donald Trump.

E di quanto la folla del 6 gennaio fosse “profondamente online” hanno parlato molti analisti politici americani, come la ricercatrice di Stanford Renee DiResta che sul New York Times ha descritto l’assalto a Capitol Hill come “un impressionante ripudio dell’idea che ci sia un mondo online e uno offline e che ciò che viene detto online sia in qualche modo confinato online”.  Ma può un meme diventare uno strumento di propaganda politica?

(il video che riprende gli assalitori camminare lungo il cordone mentre fanno le dirette social e i video come dei semplici turisti è emblematico della pervasività dell’online nell’immaginario di questi militanti.)

Se in Italia la meme culture è ancora in stato embrionale e si rifà principalmente ad un immaginario politico di sinistra, l’alt-right americana considera i meme uno strumento formidabile per reclutare nuovi seguaci online: l’estetica edgy (tagliente, al limite) e anti-politicamente corretto diffusasi in questi anni su 4chan, 8chan et similia ha sapientemente contribuito ad indottrinare molti utenti del web (specie i più giovani) che oggi costituiscono la base del suprematismo bianco, del complottismo e dell’estremismo di destra riunitosi introno a social come Parler. Basta vedere l’exploit della rana Pepe, passato dall’essere un’innocua immagine condivisa da tutti al diventare il simbolo dei Boogalo Bois, la milizia di estrema destra che inneggia ad una seconda guerra civile.

In ogni caso, nonostante i tentativi di strumentalizzarla, la nobile arte del memare bene rimane fondamentalmente libera, ed è per questo che anche l’assalto al Congresso ha avuto la sua buona dose di meme satirici. D’altronde in natura “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si può memare”.

2 pensieri su “Chi di meme ferisce, di meme perisce: l’assalto al Congresso e l’estetica alt-right

  1. Pingback: Le mille storie di Capitol Hill – La Città sulla Collina

  2. Pingback: La frase della settimana. Volume 1 – 30 Penne Bianche

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